Era presente anche una rappresentanza dell’Opera Don Calabria alla terza conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo, che si è conclusa oggi a Roma. All’incontro ha partecipato infatti l’Ufficio Sviluppo e Innovazione, con la coordinatrice Gaia Alberton.
Durante la conferenza, che ha visto la partecipazione di esponenti del Ministero e della Cooperazione italiana, insieme a rappresentanti di numerose organizzazioni europee, è stata delineata una fotografia nitida: la cooperazione internazionale sta vivendo una trasformazione strutturale. Non più un insieme di interventi frammentati, sempre meno sostenibili, ma un sistema che integra finanza, governance, competenze, cultura organizzativa e, soprattutto, che coinvolge tutti gli attori locali ed internazionali, quali istituzioni pubbliche, organizzazioni private del mondo profit e non profit ed enti del terzo settore in un ecosistema che richiede visione, metodo, capacità di leggere la complessità e di navigarla insieme. La cooperazione, oggi, è un lavoro di squadra che unisce pubblico, privato e società civile.
Forte anche il focus sull’Africa e sul Global South, non più destinatari ma partner decisionali. La parola d’ordine è “co-costruzione”: definire insieme metriche, standard, priorità. Creare staff locali competenti, rafforzare le istituzioni, condividere responsabilità. È un cambio di paradigma che sposta l’asse della cooperazione verso un modello più paritario e dialogico.
Accanto agli aspetti tecnici, la conferenza ha messo in luce la dimensione umana del settore. Lavorare nella cooperazione significa saper navigare la complessità, uscire dalla comfort zone, adottare strategie di adattamento. La crescita professionale e di competenze passa attraverso educazione, innovazione e capacità di negoziare in contesti mutevoli.
Spazio anche alla comunicazione, spesso sottovalutata ma decisiva: immagini, narrazioni e identità visive non sono accessori, bensì strumenti che orientano la percezione e rafforzano la credibilità dei progetti. Anche le piccole organizzazioni possono diventare strumento di benessere, inclusione e sviluppo condiviso.
Durante la conferenza, che ha visto la partecipazione di esponenti del Ministero e della Cooperazione italiana, insieme a rappresentanti di numerose organizzazioni europee, è stata delineata una fotografia nitida: la cooperazione internazionale sta vivendo una trasformazione strutturale. Non più un insieme di interventi frammentati, sempre meno sostenibili, ma un sistema che integra finanza, governance, competenze, cultura organizzativa e, soprattutto, che coinvolge tutti gli attori locali ed internazionali, quali istituzioni pubbliche, organizzazioni private del mondo profit e non profit ed enti del terzo settore in un ecosistema che richiede visione, metodo, capacità di leggere la complessità e di navigarla insieme. La cooperazione, oggi, è un lavoro di squadra che unisce pubblico, privato e società civile.
Forte anche il focus sull’Africa e sul Global South, non più destinatari ma partner decisionali. La parola d’ordine è “co-costruzione”: definire insieme metriche, standard, priorità. Creare staff locali competenti, rafforzare le istituzioni, condividere responsabilità. È un cambio di paradigma che sposta l’asse della cooperazione verso un modello più paritario e dialogico.
Accanto agli aspetti tecnici, la conferenza ha messo in luce la dimensione umana del settore. Lavorare nella cooperazione significa saper navigare la complessità, uscire dalla comfort zone, adottare strategie di adattamento. La crescita professionale e di competenze passa attraverso educazione, innovazione e capacità di negoziare in contesti mutevoli.
Spazio anche alla comunicazione, spesso sottovalutata ma decisiva: immagini, narrazioni e identità visive non sono accessori, bensì strumenti che orientano la percezione e rafforzano la credibilità dei progetti. Anche le piccole organizzazioni possono diventare strumento di benessere, inclusione e sviluppo condiviso.